2017 cuba reportage storia di un cambiamento

 

 

Aprile 2017 si parte per Cuba? Potremmo dire di aver visto l’Havana poco dopo il cambiamento storico, ma sappiamo che le cose non cambiano dall’oggi al domani. Reportage
Un progetto che racconta l’homo in rapporto al suo abitare, al suo vissuto quotidiano, alla sua capacità d’interagire con i propri simili, con la bellezza che gli viene offerta dalla natura ma anche e soprattutto dalla sua stessa storia, intreccio di cultura e spiritualità

Durante il nostro giro nell’isola di Cuba abbiamo visitato per scelta di studio le così dette “case particular”, i nostri bed and breakfast, abitate e gestite da famiglie cubane, questo ci ha permesso di venire a contatto per molti giorni con la realtà dei cubani. Abbiamo incontrato molte persone, respirato le atmosfere di diversi luoghi, l'Havana, Vinales, Trinidad, Cienfuegos e molti altri, alcuni anziani ci hanno narrato le storie della lotta contro Batista, della sua deposizione, della rivoluzione cubana e dei suoi tre miti Che Guevara, Camilo Cienfuegos e Fidel Castro, scopriamo con
 centinaia di vecchi palazzi con muri cadenti ed intonaci scrostati, strade non asfaltate piene di buche e pozze di liquame, case semidistrutte prive di porte e finestre dove sembra impossibile che qualcuno possa viverci dentro, finché non ti sforzi di guardare attraverso le crepe dei muri e solo allora ti accorgi che c’è gente seduta dentro. Incontrando architetti, muratori, gente comune, imprenditori, tassiti, abbiamo appreso che una recente riforma voluta da Raul Castro concede ai cittadini cubani per la prima volta dalla rivoluzione, di vendere le proprie case o di acquistarne altre, aprendo di fatto le porte al libero mercato. Tale riforma ha fatto sì che in alcune zone si inizino a vedere case rivestite da intonaco plastico, finestre guarnite di vetri, costruzioni moderne al posto di quelle in stile coloniale, un vero e proprio cambiamento radicale che presto, molto presto, cambierà il volto della Cuba che tutti conosciamo. Abbiamo visto gente ricca, poveri, mendicanti, persone che rovistano tra la spazzatura e la cosa che marca la differenza tra il ricco ed il povero è la doppia valuta, sembra incredibile ma gli stessi cubani utilizzano due valute, chi guadagna in CUC, la moneta utilizzata dai turisti, sta bene economicamente, chi guadagna in peso cubano non è mai andato a cena in un ristorante. Il tasso di analfabetismo è inesistente, appena dici di essere italiano ti parlano dei nostri poeti e scrittori, citano autori che neanche noi conosciamo. La maggior parte della popolazione è costituita dagli impiegati statali, per lo più insegnanti, medici, architetti ed ingegneri, che rappresentano il frutto e l’orgoglio del regime castrista; questa gente secondo i nostri standard possiamo dire che fa la fame, mentre i tassisti, gli albergatori, i ristoratori e gli operatori per così dire che si occupano di turismo rappresentano la fetta più benestante della popolazione. Al cittadino cubano il governo consegna una tessera alimentare, la “libreta”, con la quale ogni mese da diritto ad una razione di riso, olio, fagioli, pollo, grano, latte etc.. ; le utenze domestiche hanno un costo irrisorio, per lo più simbolico ma Il reddito medio degli statali è di circa 20-25CUC al mese (1 CUC = 1 €). Il sapone, la carta igienica ed i tovaglioli di carta rappresentano un lusso accessibile a pochi. All'Havana Vieja, il centro storico dell’Avana, molte case al piano terra hanno le finestre aperte sulla strada e da lì la gente espone merce varia, frutta, succhi, tramezzini e se si desidera acquistare qualcosa basta chiamare la signora che nel frattempo sta seduta in poltrona o in cucina. Tutto questo crea una situazione ambigua in cui da un lato esiste un’economia ufficiale regolata da leggi rigidissime dello Stato e dall’altro vi è un mondo parallelo con una sorta di economia clandestina tollerata dal regime. In ambedue i casi non esiste alcuna legge che tuteli la sicurezza e la qualità dei prodotti. All'Havana (questo succede solo lì e non altrove) di fatto non si respira, si tossisce, bruciano tanto gli occhi, le affascinanti macchine anni Cinquanta rilasciano fumi neri e densi, 7 macchine su 10 sono così. Chissà che livelli raggiunge l’inquinamento dell’aria! L'embargo da parte dei paesi occidentali nei confronti di Cuba per certi versi ha decretato la peculiarità di questo paese rispetto al resto del mondo. Di conseguenza si è verificato una sorta di esperimento sociale accidentale, sicuramente doloroso e non condivisibile ma che ha decretato per buona parte il fascino di quest’isola rispetto al rimanente contesto caraibico. Cuba è un’isola bella da vedere e traboccante di risorse naturalistiche ed i suoi luoghi si sono conservati bene anche per effetto dell’argine voluto dal regime nei confronti del cambiamento epocale che il nostro pianeta sta subendo negli ultimi decenni a seguito dell’impennata dei consumi e la conseguente sconsiderata produzione di rifiuti. Nei giorni in cui abbiamo soggiornato a Cuba si stava inaugurando il primo centro commerciale della città, il cosiddetto progresso non è più alle porte di Cuba ma è già dentro, la prima nave da crociera la settimana dopo il nostro rientro ha ormeggiato al porto dell’Avana. Non è facile spiegare ad un cubano quanta ricchezza possiede grazie alla sua storia ed al proprio Stile di Vita, lui sa soltanto una cosa e la ripete sempre.. li di fronte, indicando il mare, c’è la Florida (distanza 82 miglia) una volta lì, tutti i desideri si potranno avverare!
sorpresa che Camilo Cienfuegos, di cui la storia parla poco, era il vero grande mito della rivoluzione, amato dai cubani addirittura più di Fidel; ci è stato narrato tanto del successivo regime di Fidel Castro, tutte storie magnifiche di valori, liberazione e ideali, che però oggi, a 60 anni dalla rivoluzione, morto Fidel, non interessano più ai giovani, distanti due o tre generazioni da quel periodo e molto più vicini al dorato mondo di Miami ed alle suggestioni del web, che ha già conquistato le piazze cubane, luoghi fisici dove di già centinaia di ragazzi si ritrovano seduti uno accanto all’altro con lo sguardo fisso allo smartphone, in attesa che i colossi della telefonia sbarchino sull’isola così da possedere come noi una connessione privata. IL CENTRO STORICO DELL'HAVANA
L’Havana possiede un centro storico meraviglioso caratterizzato da una griglia viaria di matrice spagnola, fortificato lungo le mura prospicenti il mare. Sono quattro le piazze del centro che con i loro fronti adornati di antichi palazzi danno respiro alla stretta rete viaria.
Con la dichiarazione dell'intero centro storico a patrimonio dell'Umanità da parte dell'UNESCO si è innescato un vivace processo di riqualificazione grazie alla canalizzazione di grossi fondi ed investimenti a livello internazionale che in questi ultimissimi anni in modo puntiforme e poco organico stanno riqualificando buona parte dei palazzi, lasciando quasi tutto il resto in totale stato di abbandono;

Palermo - Barcellona

il dove guardiamo determina il come viviamo
2016/17 Spagna l'invisibile
VELANZìGNU raccoglie nuove sfide proponendole attraverso interviste e reportage fotografici, esperienze giocate in più campi, con protagonisti giovani e meno giovani, tutti con una storia da raccontare, che li ha portati ogni volta a guardare "oltre" a cercare l’invisibile. La prima storia riguarda una giovane siciliana che ha scelto di trasferirsi da Palermo a Barcellona in Catalogna, dove ha fondato...

Intervista
L'INVISIBILE di VELANZìGNU: le sorelle Saitta da Palermo a Barcellona
A fine novembre si è dato il via a l’INVISIBILE, la nuova iniziativa dell’associazione italiana VELANZìGNU, da un’idea di Enrichetta ed Antonello www.velanzignu.it l testimoni di una vita vissuta sull’acqua, orientata ad oltrepassare i limiti del visibile, andando oltre ciò che vediamo, tra difficoltà ed emozioni, dubbi, paure, vento, tempeste e bonacce, una vita fatta di studi e progetti ma anche d’incontri con chi, il mare, ha voluto incrociasse la loro rotta; ed è per mare che hanno sperimentato di non doversi mai fermare a guardare in superficie, ma di andare in profondità, cercando l’INVISIBILE, imparando a fidarsi anche di ciò che non si vede, a guardare nel buio di notti senza luna, a scoprire che oltre gli spruzzi d’acqua fredda c’è sempre un nuovo sole che scalda. Con un attento lavoro di ricerca l’associazione ha raccolto altre sfide, raccontandole al pubblico attraverso interviste e reportage fotografici, esperienze giocate su più campi, con protagonisti giovani e meno giovani, tutti con una storia da raccontare, che li ha portati ogni volta a guardare oltre, a cercare l’invisibile. La prima storia riguarda una giovane siciliana che da Palermo ha scelto di trasferirsi a Barcellona dove ha fondato un nuovo brand d’abbigliamento per sport d’acqua. Ad intervistarla è stata Enrichetta, a bordo della sua Euphorie, una barca a vela di 11 metri, dove insieme ad Antonello ha fissato da una decina d’anni la sua dimora.
Enrichetta: Silvia, quando ci siamo conosciute eri sulla tua tavola a “passeggiare”, facendo SUP, spinta da una leggerissima brezza d’autunno, io ti ho raggiunta a nuoto, tuffandomi da Euphorie ferma all’ancora. Il nostro è stato un incontro sull’acqua ed è sull’acqua che adesso ti chiedo di condividere con VELANZIGNU, all’interno della sezione L’INVISIBILE, lo stile che ha caratterizzato la tua vita e che ti ha portato a Barcellona insieme a tua sorella a dare vita al marchio AWAYA, che proprio in questi mesi si appresta ad entrare nel mercato mondiale. Che ruolo ha avuto sin dall’infanzia lo sport nella tua vita? In famiglia abbiamo sempre praticato tutti lo sport. Ricordo che ogni volta, ad inizio stagione scolastica, io e i miei fratelli sceglievamo più di uno sport da praticare tutto l'anno. Ho provato tutto, ho iniziato con il tennis e la ginnastica artistica, proseguendo con atletica e nuoto, il giorno in cui ho provato ad andare in bici (avevo circa 13 anni) è iniziata ufficialmente la mia avventura nel mondo del triathlon.
Parlaci del tuo rapporto con lo studio e del tempo che vi dedicavi. Purtroppo sport e studio non sono attività del tutto compatibili con il modello di scuola qui in Italia, per cui inevitabilmente ti ritrovi a decidere sin da piccolo se fare tanto sport o se essere uno studente modello. Non sono mai stata una "secchiona " ma ho sempre raggiunto tutti i traguardi che mi ero prefissata senza problemi e soprattutto senza mai rinunciare ogni giorno a fare sport. Ho conseguito il diploma di laurea in Economia a 22 anni con altrettanta serenità.
Subito dopo gli studi dove sei approdata? Subito dopo il Diploma, andai per circa 5 mesi a Londra a migliorare il mio inglese insegnando nuoto ai bambini. L'esperienza a Londra è stata determinante per la scelta degli studi Universitari (essendo l'economia un linguaggio universale sarei potuta tornare lì una volta terminati gli studi!)
Nel suo libro “La lunga rotta” Bernard Moitessier, dopo avere circumnavigato il mondo, è primo tra tanti concorrenti, prossimo a tagliare il traguardo, ma lui decide di continuare la navigazione a vela verso il pacifico, rinunciando alla gloria che lo attendeva. Silvia, cosa ti ha portato a rinunciare a quel traguardo, a quell’impiego al Ministero tanto anelato da molti dei tuoi coetanei, specie in questo momento di crisi del lavoro e mettere la prua verso il tuo futuro, su quel mare che ti ha portato di lì a poco a Barcellona, avventurandoti nella creazione della tua Awaya?
Premetto che non si trattava di un lavoro a tempo indeterminato, ma lavoravo al Dipartimento Economico della Presidenza del Consiglio da quasi sei anni e probabilmente avrei potuto continuare. Entravo ogni mattina in ufficio e pensavo ogni giorno a creare una mia attività, immaginare di stare lì tutta la vita non mi faceva stare bene. Da qui la consapevolezza che dovevo muovermi per creare qualcosa prima possibile. Dalla passione per lo sport, e soprattutto per l'acqua e dall'esperienza di mia sorella Paola nel settore dell'abbigliamento tecnico sportivo, abbiamo deciso io e lei di creare il nostro brand AWAY. Mia sorella vive a Barcellona già da alcuni anni dove lavora come direttore marketing di una azienda nel settore sportivo.
Non essendo tu una folle, cosa che lo stesso Moitessier diceva di se stesso riferendosi all’opinione degli altri, per ciò che avrebbero pensato di lui a seguito della sua scelta, tu ci hai parlato quindi dell’INVISIBILE, di quella sorta di sogno che prefigurava qualcosa di ben preciso nella tua mente, un qualcosa di non visibile ma che esisteva, che stava sopra, sotto e dietro i confini di ciò che appariva agli occhi di tutti.. è così? Riconosco di essere stata abbastanza incosciente, ma quando dentro di te senti che quella che stai percorrendo non è la tua strada, ti esce fuori una forza incredibile. Avevo solo un sogno, essere padrona del mio tempo, della mia vita, sognare in grande e creare qualcosa per cui la mattina esci da casa felice e motivato, 8/9 ore al giorno in un ufficio non sono poche e se non sei appagato dal lavoro la vita diventa un inferno. Alla luce della tua esperienza, che per certi versi è tutta ancora da venire, ti senti comunque di dare un consiglio, una dritta, di svelare un segreto a chi, come hai fatto tu qualche anno fa, ha voglia di spiegare le vele mettendo la prua verso il proprio futuro?

L'unico consiglio che posso dare è di non avere paura di cambiare, di coltivare il proprio sogno in silenzio e capire quando iniziare a spingere con tutte le forze, anche se onestamente devo ammettere che è difficile capire quale sia il momento giusto. Onestà, sacrificio, coraggio e passione alla lunga pagano, ne sono certa, tanto che mi hanno permesso di creare questo nuovo marchio che già sta avendo grande successo www.awayawear.com